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Napoli Milionaria

Spettacoli > Archivio Commedie

Compagnia teatrale: "Vulimm' Vulà"
Titolo del lavoro: "Napoli Milionaria"
Autore: Eduardo De Filippo
Atti: 3
Durata: 150'
Personaggi: 21
Genere: Teatro Napoletano
Riproposizioni: prima volta
Data: 14 - 15 -16 Gennaio 2011






La trama in breve


Siamo nel 1942, in un tipico basso napoletano si svolge una tipica giornata napoletana in cui Maria Rosaria, figlia di Gennaro Iovine, prepara la colazione con un'enorme caffettiera napoletana. Poco dopo, compare suo fratello Amedeo, stravolto dal sonno non del tutto soddisfatto. Gennaro è sveglio da tempo: svegliato prima dal bombardamento notturno, adesso dalle forti grida di sua moglie Amalia la quale è alle prese con una discussione molto animata con una concorrente del rione per la vendita abusiva di caffè. Amalia infatti, si arrangia con la borsa nera e con la mescita casalinga del caffè a cui i napoletani non rinunciano neppure in questo secondo anno della guerra. Gennaro si rassegna ad alzarsi e mentre si sta radendo arrivano i primi avventori, tra cui il ragioniere Spasiano venuto per comprare, a caro prezzo, qualche alimento per la sua famiglia da Amalia, che lo sta praticamente dissanguando della poche proprietà che gli rimangono. Gennaro non è d'accordo con i traffici della moglie ma capisce anche che senza quella vendita illegale la famiglia farebbe la fame; perciò, avvertito dell'imminente arrivo del brigadiere Ciappa, venuto per arrestarlo, si rassegna a fare la parte del morto assecondato dalla familiari e da o' mieze prevete e Pascalino o'pittore vestiti da monache e che nascondono pantaloni sotto la veste. Il brigadiere rispetta ammirato il coraggio del finto morto, che non muove un ciglio tra le esplosioni e le rovine delle case colpite dalle bombe, e gli promette che non lo arresterà. Il morto a quel punto risorge.

È passato del tempo: Napoli è stata finalmente liberata dagli Alleati. Il basso è stato rinnovato e ristrutturato. Amalia, vestita a festa e carica di gioielli ha fatto fortuna associandosi - ormai la guerra al sud è finita - in commerci poco puliti con Settebellizze (un autista e proprietario di camion).
La guerra ha lasciato le sue rovine; la famiglia Iovine si sta disgregando: la figlia Maria Rosaria non più sorvegliata e guidata dalla madre, è rimasta incinta di un soldato americano che l'ha lasciata ed è tornato al suo paese; Amedeo ruba gli pneumatici delle auto insieme a Peppe 'o Cricco, specializzato appunto ad alzare le auto con la spalla per sfilare le ruote.
Questa è la famiglia che ritrova Gennaro tornato inaspettatamente quel giorno di festa. Vorrebbe sfogarsi, raccontare le sue sofferenze e peripezie ma nessuno sta ad ascoltarlo, tutti vogliono festeggiare Settebellizze e non pensare più alle pene della guerra ormai finita. Per questo si invitano tutti i familiari e i vicini del basso alla cena a base di capretto portata dal miezo prevete e da Garibaldi, il suo assistente. Gennaro così lascia amareggiato la compagnia e preferisce stare vicino alla figlia più piccola ammalata.

«La guerra è finita», ripetono tutti: Gennaro invece è convinto che ora si stia combattendo un'altra guerra: quella della povera gente che ha perso, per le sciagure attraversate, tutti i valori e l'onestà della vita precedente e che ora deve recuperare. Una disgrazia più grande ha colpito la famiglia: la piccola ammalata morirà se non si troverà una medicina che sembra essere introvabile in tutta Napoli ed il dottore stesso non sa più dove poterla trovare. La medicina la porterà il ragioniere Spasiano che l'ha dovuta usare per i suoi figli: la darà ad Amalia senza pretendere niente in cambio anche se, quando si trattava di non far morire di fame i suoi figli, Amalia non è stata altrettanto generosa non pensando che «Chi prima, chi dopo ognuno deve bussare alla porta dell'altro».
La bambina si salverà se supererà la nottata; Amedeo rinsavito non è andato a rubare: tornerà a lavorare onestamente, Maria Rosaria resterà in famiglia con il suo bambino. Anche Amalia ha capito di avere sbagliato a farsi prender dalla brama del denaro ed ora piange sui suoi errori confortata dal marito a sperare perché ora non rimane che aspettare: «S'ha da aspetta' Ama' . Ha da passa' 'a nuttata».
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Note di regia sulla commedia

Avrò letto e guardato questo spettacolo un milione di volte, eppure, puntualmente, ogni volta che rileggo il copione, mi accorgo di quanto ancora c’è da scoprire in esso. Ogni battuta nasconde un significato ragionato e profondo, che mi fa rendere conto di quanto "il Maestro" fosse Geniale. E' affascinante accorgersi di quanto nulla venga lasciato al caso, nessun dettaglio risulti superfluo, e soprattutto con quanta logicita ogni personaggio sia stato studiato e creato per riuscire a rappresentare precisamente con sentimenti, emozioni, condizioni del popolo napoletano, che cerca disperatamente di sopravvivere, ribellandosi, aggrappandosi alla vita, senza mai smettere di essere "Vivo"!
Persino Rituccia, la piccola bimba chiusa in quella stanza, moribonda, e un personaggio studiato nei minimi dettagli : Un personaggio che sembrerebbe non comparire mai, eppure è sempre presente, perche sta a rappresentare la nostra città, quella che scodinzolando allegra per Ie strade, trova che un "onesto lavoratore" sia "fesso" e che poi pian piano, nella non curanza di tutti, si ammala a causa di tutto il male che il suo popolo commette pur di restare "in piedi" fra le macerie della "guerra"..

Il mio tentativo, in questo mio arduo e appassionato lavoro di regia, è stato proprio quello di portare, piu vicino agli occhi, l'anima di ogni personaggio, attraverso simboiismi accurati, facilmente catturabili da uno spettatore attento. Voglio proporvi una nuova chiave di lettura, un nuovo modo di “Vivere" questo testo, accompagnandovi in un viaggio fino alle profondità dell'animo umano.

Tra poco si aprirà il sipario, e tutto ciò che vedrete vi sarà familiare, perche anche voi, come me, vi accorgerete che la nostra è ancora una “Napoli Milionaria!", la stessa Napoli che viene sedata e poi si risveglia, e lotta con tutte le forze, e cade e si rialza, e sbaglia e poi si rimbocca le maniche e che ad un certo punto sa che “se non ci stendiamo una mano l'uno con l'altro..." la nottata non passerà..
Spero, con tutto il cuore, di riuscire a far arrivare, fino all'ultima fila, quanto questo lavoro ha significato per me...
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Roberta Principe


L'Autore

Eduardo De Filippo noto come Eduardo che nacque a Napoli il 24 maggio 1900 e morì a Roma il 31 ottobre 1984. è stato un attore teatrale, commediografo, regista teatrale e poeta italiano, fra i massimi esponenti della cultura italiana del Novecento.
Figlio naturale dell'attore e commediografo
Eduardo Scarpetta e della sarta teatrale Luisa De Filippo, Eduardo e i suoi fratelli furono riconosciuti come figli dalla madre di cui assunsero il cognome De Filippo. Eduardo Scarpetta, sposato il 16 marzo 1876 con Rosa De Filippo, da cui ebbe tre figli: Domenico, Maria e Vincenzo, ebbe una relazione extra-coniugale con Luisa De Filippo da cui nacquero Titina, Peppino e Eduardo.

Eduardo nasce a Napoli nel quartiere Chiaia. La sua carriera comincia a soli quattro anni, dove è condotto per la prima volta su un palcoscenico, portato in braccio da un attore della compagnia di Scarpetta, Gennaro Della Rossa, in occasione di una rappresentazione dell'operetta La Geisha, al Teatro Valle di Roma.
Cresce nell'ambiente teatrale napoletano insieme ai fratelli Titina, la maggiore, che aveva già agli inizi degli anni '10 un suo posto nella compagnia di Vincenzo Scarpetta (uno dei figli legittimi di Scarpetta) e Peppino, il più piccolo che assieme ad Eduardo di tanto in tanto viene convocato per qualche apparizione in palcoscenico. Ed è così che, tra un teatro e l'altro (San Ferdinando, Orfeo, Trianon) conosce Totò, che sarebbe diventato un suo grande amico.

Dal 1931 finalmente il sogno dei tre fratelli d'arte di recitare assieme in una compagnia tutta loro diventa realtà. Eduardo fonda, raccogliendo l'adesione dei fratelli, la compagnia del Teatro Umoristico "I De Filippo", che ha il suo debutto con successo a Roma. Dopo alcune recite a Milano, la compagnia è a Napoli al Teatro Kursaal (poi Filangieri) dove rappresentano varie commedie, ma le sue commedie più famose sono senza dubbio Natale in casa Cupiello e Napoli Milionaria.
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Cast Artistico:


Gennaro Saturnino
(Gennaro Jovine)

Roberta Principe
(Amalia Jovine)

Lorenzo Ruiu
(Enrico "Settebbellizze")

Raffaele Figlioli
(Amedeo)

Giusi Scaraglia
(Maria Rosaria)

Paola Bernardo
(Adelaide Schiano)

Giovanna Di Mare*
(Assunta)

Margherita Vermiglio
(Peppenella)

Francesco Cavaliere
(Peppe 'o Cricco)

Giacomo Valle
(Federico)

Gianni Valle
(Ragioniere)

Francesco Napolitano
('o miezo prevete)

Giulio Barbalace
(Il dottore)

Antonella Taiuti
(Teresa)

Marisa Neiviller
(Margherita)

Gianni Torti

(Brigadiere Ciappa)

Gina Neiviller
(Vincenza)

Fabio Cammisa
(Garibaldi - comparse)

Francesco Cammisa
(Pascalino 'o pittore - Comparse)

Antonietta Fusco
(La vicina - Comparse)

Lorenzo Bonanno
(Guardia - Comparse)

Casting Tecnico e Regia

Alle Luci
Rosaria Saccoia

Alle Musiche
Arturo Mazzei

Scenografie
Tobia Falcetti

Direttore di Scena
Giusi Scaraglia

Regia
Roberta Principe

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