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Napoli Milionaria

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In questa pagina troverete alcune delle Foto e un Trailer della Commedia "Napoli Milionaria".
Vi ricordiamo che potrete vedere e commentare tutte le foto della commedia andando nella nostra Galleria, mentre per conoscere la trama, le note di regia, il cast artistico e la brochure della commedia clicca qui.
Un ringraziamento speciale al nostro scenografo Tobia Falcetti.
Buon divertimento
14,15,16 Gennaio 2011




Napoli Milionaria

Il sipario ancora una volta, come accade in molte commedie di Eduardo, si apre su un palcoscenico quasi completamente al buio. È la vita della commedia umana che sta nascendo dal buio, in un'epoca in cui nascondersi era necessità di vita.

Atto Primo

Siamo nel 1942, in un tipico basso napoletano si svolge una tipica giornata napoletana in cui Maria Rosaria, figlia di Gennaro Iovine, prepara la colazione con un'enorme caffettiera napoletana. Di li a poco, compare un ragazzo di nome Amedeo, stravolto dal sonno non del tutto soddisfatto, che chiede se il padre Gennario Iovine stia ancora dormendo. Ed invece suo padre Gennaro è sveglio da tempo: e come si poteva rimanere svegli... prima il bombardamento notturno, adesso le forti grida di un litigio che si sta svolgendo fuori dal basso dove si distingue per il tono, la voce alterata di sua moglie Amalia la quale è alle prese con una discussione molto animata con una concorrente del rione per la vendita abusiva di caffè. Amalia infatti, si arrangia con la borsa nera e con la mescita casalinga del caffè a cui i napoletani non rinunciano neppure in questo secondo anno della guerra. Gennaro si rassegna ad alzarsi e mentre si sta radendo arrivano i primi avventori, tra cui il ragioniere Spasiano venuto per comprare, a caro prezzo, qualche alimento per la sua famiglia da Amalia, che lo sta praticamente dissanguando della poche proprietà che ancora gli rimangono. Gennaro non è d'accordo con i traffici della moglie ma capisce anche che senza quella vendita illegale la famiglia farebbe la fame; perciò, avvertito dell'imminente arrivo del brigadiere Ciappa, venuto per arrestarlo, si rassegna a fare la parte del morto. E così, fervono i preparativi per evitare l'arresto simulando una finta morte di Gennaro e allestendo quindi una veglia funebre. Per questo Gennaro è steso immobile e rigido sul letto dove sono nascoste una gran quantità di cibarie. Nel frattempo il figlio Amedeo va a chiamare tutti gli altri familiari fra i quali ci sono anche o' mieze prevete e Pascalino o'pittore vestiti da monache e che nascondono pantaloni sotto la veste. Dopo pochi minuti ecco l'arrivo del brigadiere Ciappa con la sua guardia. Entrando si ritrova tra pianti strazianti che lo implorano di rispettare il morto e il loro dolore. Il brigadiere, che conosce i suoi polli, insiste perché Gennaro la finisca con quella farsa, tanto più che sta avvenendo in quel momento un nuovo bombardamento che ha causato una fuga generale degli addolorati presenti. Il brigadiere rispetta ammirato il coraggio del finto morto, che non muove un ciglio tra le esplosioni e le rovine delle case colpite dalle bombe, e gli promette che non lo arresterà. Il morto a quel punto risorge.

Atto Secondo

È passato del tempo: Napoli è stata finalmente liberata dagli Alleati. Il basso è stato rinnovato e ristrutturato. Amalia, vestita a festa e carica di gioielli ha fatto fortuna associandosi - ormai la guerra al sud è finita - in commerci poco puliti con Settebellizze (un autista e proprietario di camion) di cui quel giorno si festeggerà il compleanno e che nell'occasione propone alla donna di unire i loro sentimenti d'amore agli affari. Ma Amalia, anche se a malincuore, rifiuta perché è ancora convinta che Gennaro, scomparso da diversi mesi, alla fine tornerà a casa.
La guerra ha lasciato le sue rovine; la famiglia Iovine si sta disgregando: la figlia Maria Rosaria non più sorvegliata e guidata dalla madre, è rimasta incinta di un soldato americano che l'ha lasciata ed è tornato al suo paese; Amedeo ruba gli pneumatici delle auto insieme a
Peppe 'o Cricco, specializzato appunto ad alzare le auto con la spalla per sfilare le ruote.

Questa è la famiglia che ritrova Gennaro tornato inaspettatamente quel giorno di festa. Vorrebbe sfogarsi, raccontare le sue sofferenze e peripezie ma nessuno sta ad ascoltarlo, tutti vogliono festeggiare Settebellizze e non pensare più alle pene della guerra ormai finita. Per questo si invitano tutti i familiari e i vicini del basso alla cena a base di capretto portata dal miezo prevete e da
Garibaldi, il suo assistente. Gennaro così lascia amareggiato la compagnia e preferisce stare vicino alla figlia più piccola ammalata.

Atto Terzo

«La guerra è finita», ripetono tutti: Gennaro invece è convinto che ora si stia combattendo un'altra guerra: quella della povera gente che ha perso, per le sciagure attraversate, tutti i valori e l'onestà della vita precedente e che ora deve recuperare. Questo dice Gennaro al commissario Ciappa venuto ad avvertirlo che sta per arrestare il figlio se lo sorprenderà quella sera stessa mentre sta rubando. Gennaro rassegnato lo invita a fare il suo dovere. Una disgrazia più grande ha colpito la famiglia: la piccola ammalata morirà se non si troverà una medicina che sembra essere introvabile in tutta Napoli ed il dottore stesso non sa più dove poterla trovare. Tutti si sono mobilitati alla sua ricerca, ma non c'è niente da fare: Amalia disperata sospetta che la tengano nascosta per farne alzare il prezzo: anche lei ha fatto così per la vendita delle sigarette, ma qui si tratta della vita. La medicina la porterà il ragioniere Spasiano che l'ha dovuta usare per i suoi figli: la darà ad Amalia senza pretendere niente in cambio anche se, quando si trattava di non far morire di fame i suoi figli, Amalia non è stata altrettanto generosa non pensando che «Chi prima, chi dopo ognuno deve bussare alla porta dell'altro».

La bambina si salverà se supererà la nottata; Amedeo rinsavito non è andato a rubare: tornerà a lavorare onestamente, Maria Rosaria resterà in famiglia con il suo bambino. Anche Amalia ha capito di avere sbagliato a farsi prender dalla brama del denaro ed ora piange sui suoi errori confortata dal marito a sperare perché ora non rimane che aspettare: «S'ha da aspetta' Ama' . Ha da passa' 'a nuttata».


Autore: Eduardo De Filippo
Regia: Roberta Principe
Genere: Teatro Napoletano
Anno composizione: 1945
Compagnia/Produzione: Vulimm' Vulà
Teatro: Teatro "Il Piccolo" di Fuorigrotta (NA)

Il trailer della commedia Napoli Milionaria

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